COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA

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ROBERTO CRIPPA

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(Monza, 1921 – Milano, 1972)

Si potrebbe dire che Roberto Crippa è stato, fra gli artisti appartenenti allo Spazialismo di Lucio Fontana, colui che ne ha applicato i principi nel vivere quotidiano, e viceversa: diventato pilota d’aeroplano, fondò su questa attività – che gli sarebbe poi costata la vita – una concezione aerospaziale della pittura, fatta di vortici, spirali, gesti eseguiti sulla tela come in volo, a tutta velocità, spinta da un’energia creatrice che sta allo spazio plastico come l’energia dell’universo sta allo spazio cosmico.


Laureatosi in architettura, studia a Milano, all'Accademia di Brera, sotto la guida di Carpi, Funi, Carrà, divenendo pittore e scultore. Le frequentazioni di Lucio Fontana lo portano presto ad aderire al movimento Spazialista, firmando il terzo dei manifesti: "Proposta di un regolamento".


Fra il 1948 e il 1952 le sue opere sono caratterizzate dal segno- gesto delle spirali e delle ellissi, cui segue quello da lui definito dei "collages" (a partire dal '56) e quello, negli ultimi anni, definito da M. Tapié "la metafisica delle materie", dove l’interesse dell’artista si sposta principalmente ai materiali costitutivi della pittura.
Tra i primi ad aderire all’Action Painting, dopo aver preso parte al Movimento Nucleare, Crippa ottiene riconoscimenti ed inviti ad importanti collettive e personali, a New York, al Naviglio a Milano, a Firenze, a Venezia, Zurigo, Stoccolma. Nel 1954 partecipa alla Biennale di Venezia ed alla X Triennale di Milano. L’anno successivo espone al Naviglio di Milano i Polimaterici, mentre nel 1956, oltre a ripresentarsi alla Biennale di Venezia, espone in collettive internazionali, a Tokyo, Hiroshima, Amsterdam, Madrid e in personali a Parigi e Roma.


Sono del 1957 le opere con i primi sugheri, cortecce e legni, mentre proseguono i lavori realizzati con ferri, bronzi, pezzi in acciaio dal contenuto neo-primitivo e simbolico. Tali esperienze lo portano ad inaugurare, alle soglie del 1960, i collages con sugheri, giornali, veline plastificate ed altri materiali. Sempre più ricca di tappe e riconoscimenti, la sua attività espositiva non ebbe un arresto neppure nel 1962, quando l’artista, durante uno dei suoi numerosi voli acrobatici, si frattura le gambe e per un anno fu costretto all'uso di una carrozzina e di stampelle. Fino al 1967 la sua attività viene omaggiata da mostre e riconoscimenti internazionali, culminati con la dedica, da parte dello stato della Rhodesia, di un francobollo. Nuovamente a Venezia nel 1968, l’artista continua ad affiancare all’attività creativa la passione per il volo acrobatico, tanto da essere invitato nel 1971 a rappresentare l'Italia ai Campionati mondiali di acrobazia per il 1972: fu allora che il suo monoposto precipitò presso l'aeroporto di Bresso e Crippa, a soli cinquantun'anni, trovò la morte insieme al suo allievo Piero Crespi. Tutta la sua opera, tragicamente interrotta, pare ancor oggi riflettere la partecipazione esistenziale, la sofferta adesione dell'artista alla vicenda dell'uomo in perpetua ansia di conquista dello spazio visibile.

 
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