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Dal 14 al 17 ottobre abbiamo partecipato ad ArtVerona 2016

 Ad  ottobre 2016 abbiamo partecipato alla 12° edizione della rassegna di arte moderna e contemporanea
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La grande rete dell'artista Giorgio Bevignani, vincitrice del prestigioso premio a livello internazionale Spotlight 2015, indetto dalla londinese RSC. Royal Society of Sculptors, è stata esposta nell'area King Kong della rassegna ed ha riscosso grande successo di pubblico e critica. Sotto, l'articolo del Corriere della Sera con la relativa pubblicazione dell'opera.

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Michael Gambino espone alla Fondazione L'Arsenale di Iseo per la mostra Migrazioni

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Michael Gambino, A Migration Story, 2016, farfalle di carta ritagliate e appuntate alla tela, fondo fosforescente, 100 x 150 cm

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Michael Gambino è stato selezionato per fare parte dell'accurata selezione di artisti che parteciperanno alla mostra Migrazioni. Contaminazioni tra i popoli che si è tenuta dal 10 settembre al 2 ottobre presso la Fondazione l'Arsenale di Iseo (Bs) - Vicolo della Malinconia, 2.

La mostra si propone di reinterpretare, secondo i linguaggi espressivi dell'arte contemporanea, il tema delle migrazioni e degli scambi culturali che ne derivano.

Gambino ha partecipato con l'opera A Migration Story. Per realizzarla, Michael Gambino, è partito dall'immagine simbolica delle mani impresse in negativo sulle pareti della La Cueva de las Manos, "la Caverna delle Mani Dipinte", come primordiale espressione artistica che ci riporta agli albori dell'umanità.

Si tratta di una delle più straordinarie manifestazioni dell'arte rupestre, risalente a circa 10.000 anni fa, che si trova nella provincia argentina di Santa Cruz, a sud della città di Perito Moreno, in Patagonia, dove, in una steppa solitaria e deserta, ai piedi dei burroni, il fiume Pinturas scivola fino a 170 metri di profondità per giungere a questa maestosa grotta. Sulle sue pareti sono impressi i positivi e i negativi di mani degli aborigeni Tehuelches con pigmenti di origine naturale.

Nell'opera dell'artista, le sfumature cromatiche impresse sulle ali delle farfalle riprendono quelle della terra d'Africa, del deserto, della sabbia, dei minerali polverizzati dai quali venivano ricavati i pigmenti: l'ocra, il marrone, i bruni, il nero e il bianco. Le tipologie di farfalle che l'artista riproduce nelle sue miniature di carta appartengono tutte a specie africane per ricordarci l'origine della nostra specie: L'Africa rappresenta la culla dell'umanità, il luogo dal quale tutti proveniamo. La farfalla diventa l'immagine simbolica della diffusione dell'umanità a partire da questo continente. Infatti, circa 120.000-130.000 anni fa la nostra specie, l'Homo Sapiens, è partita alla conquista del mondo, partendo proprio dalle regioni del Sud del Sahara e diffondendosi in Asia Centrale, già colonizzata dall'Homo Erectus circa 2 milioni di anni fa, così come in Europa e in Medio Oriente, territori occupati dall'uomo di Neandertal. Questo incontro di specie di ominidi diversi ha provocato uno scambio culturale dal quale noi stessi discendiamo e del quale i graffiti rupestri sono la dimostrazione storica, come quelli presenti nella grotta dell'isola indonesiana di Sulawesi e in quella spagnola di El Castillo.

Le sagome delle mani, metafora della diffusione dell'umanità nel mondo, si dispongono nello spazio della rappresentazione dell'opera di Gambino richiamando l'originaria disposizione delle impronte sulle pareti della grotta primordiale della Cueva argentina, ma vengono reinterpretate secondo il codice espressivo che caratterizza l'artista: le mani vengono delineate da un espandersi evanescente e tridimensionale di farfalle che sembrano posarsi momentaneamente sulla tela solo il tempo necessario per delinearla.

La farfalla, fulcro del linguaggio artistico di Gambino, evoca così il primo impulso dell'uomo a lasciare una traccia del suo passaggio sulla terra, attraverso l'arte, trait d'union tra il passato e il presente dell'umanità.

La prima personale di Francesca PasqualI negli USA: "Plastic Resonance" a New York

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Dall'8 settembre al 22 ottobre, la Leila Heller Gallery di New York ha ospitato la prima mostra personale di Franccesca Pasquali negli Stati Uniti dal titolo Plastic Resonance.

Attraverso le tonalità sature di installazioni site-specific, altorilievi a parete realizzati con cannucce multicolor e sculture pieghettate, ondulate, mosse da onde plastiche voluttuose, il lavoro di Pasquali ridisegna le conformazioni delle forme organiche attraverso un materiale plastico, inorganico, ready-made, dando vita a strutture formali giocose ed eleganti.

Nel lavoro della Pasquali, inerti materiali plastici di origine industriale, come le cannucce, il neoprene, il poliuretano espanso, le setole, i palloncini, assumono un aspetto affine alla vita. Spesso accostate con una meticolosa perizia tecnica, le cannucce tagliate assumono le sembiance di strutture coralline o microscopiche topografie; un proliferare di strutture sferiche dalle tinte vibranti creano gli Spiderballs, una volta destinati a servire come spolverini, i ragnatori si compongono in tridimensionali rilievi a parete, a ricordare prolifici ricci di mare, organismi della barriera corallina, più che prosaiche apparecchiature domestiche, tra l'energia plastica della Pop Art e la giocosità dada con gli oggetti di uso quotidiano. Infatti, spogliati del loro valore d'uso, i materiali utilizzati dalla Pasquali risentono dell'influenza dell'Arte Povera: nella loro banalità di oggetti quotidiano vengono trasformati in organismi di straordinaria e bellezza, mossi da una vibrazione ottico-cinetica.

Per la Pasquali, il materiale è anche metafora. 'Plastic' significa adattabile, incline al suo ambiente, soggetto ad essere declinato alle impressioni, ad essere toccato, o al perenne cambiamento. Analogamente, le opere come i Bozzoli in poliuretano espanso sembrano rispondere alla presenza dello spettatore. Le Frappe invitano lo spettatore ad accarrezzare le loro morbide volute. I loro strati, dalle delicate tonalità del grigio, del nero e del bianco, impresse sul neoprene, ricordano la struttura degli organismi della barriera corallina.

In questa inaugurale mostra dell'opera della Pasquali negli Stati Uniti, lo status in perenne evoluzione e metamorfico di texture microcosmiche di piante e animali si rispecchia nella tessitura di materiali plastici industriali riutilizzati che formano il nucleo delle sue opere scultoree.

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Tentolini, Papuli e Bevignani espongono a Capalbio (Gr) per la mostra I materiali della pittura

Daniele Papuli, Giorgio Bevignani e Giorgio Tentolini sono stati invitati dal curatore Davide Sarchioni a far parte dell'accurata selezione di artisti che hanno esposto in occasione della mostra I materiali della pittura dal 16 luglio al 15 settembre presso l'Associazione Culturale "iL FRANTOIO" di Maria Concetta Monici
Piazza della Provvidenza, 10 - 58011 Capalbio (Gr).
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 Daniele Papuli
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 Giorgio Bevignani
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 Giorgio Tentolini
Appartenere (Infrared)

In continuità con la rassegna Art Mashup, presentata nella stagione 2015, la mostra intende offrire uno spaccato assai articolato e vivace sui linguaggi dell'arte contemporanea attraverso una selezione di lavori di 14 artisti i quali, al di là delle specifiche ricerche linguistiche e poetiche di ognuno, sono accomunati dall'impiego del tutto originale di materiali eterogenei e inusuali utilizzati in applicazioni che, nella continua sperimentazione tecnica, suggeriscono un'indagine sulle varie modalità di formulazione di un linguaggio nel suo divenire forma e immagine, plastica e quadro, volgendo alla scoperta di nuove attribuzioni di senso formale o concettuale.

Pur nella sorprendente varietà delle soluzioni inventive e dei materiali proposti, il progetto intende costruire un interessante itinerario visivo che mira a riflettere sull'idea della pittura, sulla sua centralità come genere inclusivo di altri linguaggi, anche nelle sue ibridazioni con la scultura, la foto o l'installazione.

Si parte dalla pittura nella sua forma più “tradizionale” per giungere a quella contaminata dal video o dalla foto, passando per manifestazioni visive costituite da vibrazioni epidermiche di materia e colore, da assemblaggi di oggetti e di immagini, dalle diverse suggestioni derivate dalle caratteristiche dei materiali coinvolti o dalla presenza delle loro tracce e infine da una certa sensibilità verso le qualità tattili e di texture degli stessi.

Dall'analisi di ogni singola opera prevale una condivisa prassi manuale, quale gesto artistico ed estetico che ne mette in luce gli inediti processi ideativi e costitutivi, mossa da quella necessità di impregnare la materia di significati che si fa emblema di una pittura evocata, formulata nelle sue dinamiche di pensiero e di visione e considerata più come un'attitudine anziché nella sua pratica “consueta”.

Esemplare ai fini di questo discorso è l'opera in mostra di Agostino Bonalumi del 1988 e appartenente al ciclo delle Sete, una tipologia di lavoro realizzata avvalendosi delle qualità cromatiche e di trasparenza della seta applicata su carta estroflessa in sostituzione alla colorazione, quasi a ribadire il recupero di un certo grado di pittoricità pur in un contesto monocromo.

La mostra, nel suo insieme, vuole così sollecitare la curiosità dello spettatore rispetto ai “materiali della pittura” per intavolare un dibattito sulle espressioni della contemporaneità e stimolare un confronto critico per costruire ulteriori relazioni fra le opere esposte.

I Materiali della Pittura è un progetto che gode del patrocinio del Comune di Capalbio.

Per maggiori informazioni scarica il comunicato stampa

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