COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA

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MOSTRE


Giorgio Tentolini. La profondità dell'immagine

dall'8 febbraio al 27 marzo 2014

Ha inaugurato Sabato 8 febbraio la mostra personale dedicata a Giorgio Tentolini, la cui ricerca di notevole raffinatezza e intensità ha ottenuto diversi riconoscimenti di alto livello, tra i quali il Premio Rigamonti, il Premio Arti Visive San Fedele e il Premio Nocivelli.

Come il titolo della mostra suggerisce, La profondità dell’immagine allude sia alla sua specifica metodologia creativa, sia alla poetica che sottintende ai vari cicli delle sue opere.

La prassi operativa inizia dallo scatto fotografico compiuto dall’artista e destinato a fissare in immagine l’oggetto che ha suscitato il suo interesse: prevalentemente volti e corpi, maschili e femminili, di persone a lui vicine o di perfetti sconosciuti, ma anche appartenenti all’antica statuaria classica e preclassica, selezionati dallo sguardo dell’artista nel corso di lunghe visite ai musei di tutto il mondo; e ancora, fossili o oggetti destinati a suscitare il suo interesse emotivo e formale; in alcuni casi paesaggi legati a ricordi individuali e affettivi.

Queste immagini sono alla base delle opere che l’artista realizza incidendo strati di materiali diversi: il più recente è il velo nero o bianco, comunemente definito tulle.

Strato dopo strato, questo è così intagliato dall’artista seguendo le parti d’ombra e di luce, le profondità e le emergenze della immagine corporale e scultorea di partenza: decine di stratificazioni gli permettono così, una volta sovrapposte, di ottenere un'immagine “altra e diversa” rispetto a quella iniziale, ancora più emozionante ed evocativa perché indagata mediante un materiale evanescente e diafano quale il tulle, con i suoi giochi di trasparenze e addensamenti di reti leggere.

Alla base di questo lento e meticoloso operare, Tentolini ha sottolineato che vi è la sua fascinazione per il tempo, inteso sia storicamente, come tempo dell’arte, ma anche quale tempo del fare: gli strati di tulle diventano allora metafora di quella indagine di scavo nel passato che ogni artista contemporaneo dovrebbe saper compiere, consapevole di essere figlio della storia e ad essa ribelle e legato al contempo.

Così, gli addensamenti di materia lieve ricordano quella polvere simbolo del tempo che si posa sulle cose, proteggendole da una visione tropo veloce: la polvere, come il tulle delle sue opere, devono essere guardati lentamente. Lo sguardo del pubblico deve sapersi posare sulle opere di Tentolini – come su una scultura antica, o su un volto nella folla anonima di una metropoli – con quella delicata sensibilità che l’artista stesso mette nell’operazione di lenta incisione e ricomposizione del soggetto di partenza, eletto dalla sua sensibilità indagatrice.

Lo stesso discorso vale anche per la selezione di opere esposte in mostra e realizzate con materiali diversi, ma accomunate dalla medesima sensibilità concettuale che si traduce in analoga pratica creativa: oltre al tulle, Tentolini ha negli anni inciso e lavorato materiali di origine naturale, come la carta, o di origine industriale, come acetati, plexiglas e reti in PVC. Dagli spunti figurativi di partenza, l'artista scava nella profondità degli strati della carta, nelle tessere del cartone da imballaggio per estrapolare le ombre, e stratificarne le profondità.

Il dato reale, percepito in modo distratto e fugace, viene interiorizzato e scomposto: le sue presenze umane, le architetture diroccate di edifici rurali rimasti ai margini dello sviluppo edilizio industriale (gli Extra Muros) si delineano nell'atmosfera surreale del bianco della carta, grazie ad un sapiente gioco di intagli a vari livelli di profondità che ne scandisce le variazioni chiaroscurali.

Allo stesso modo i tratti anatomici di uomini che incedono decisi come per varcare la soglia di un'altra dimensione, vengono incisi nelle reti in PVC grazie alla ripetizione di moduli regolari che evocano la profondità chiaroscurale di queste figure; esse alludono a illustri precedenti nella storia dell'arte, dalle figure di operai che marciano in cerca di riscatto del Quarto stato di Pellizza da Volpedo fino all' Homme qui marche di Alberto Giacometti.


Come ha brillantemente dichiarato Giorgio Bonomi, grazie alla sovrapposizione dei fogli di carta incisi i soggetti ricreati da Tentolini appaiono come “una tettonica degli elementi coscienti ed inconsci, di memoria e desideri, di paure e felicità che appartengono, appunto, 'stratificati', ad ognuno degli uomini”.

 

Ciò che emerge in ogni sua opera è allora la memoria profonda: la sua arte ci costringe ad una continua interrogazione sui paradigmi con i quali interpretiamo la realtà. Siamo noi a scegliere se perderci nel seguire la complessa articolazione dei piani spaziali, ricostruendo il processo costruttivo dell'immagine, o se percepire la figura, il soggetto, come unità di materia e spirito, passato e presente. In questo messaggio è la profondità non solo delle sue immagini, ma dell'uomo-artista Giorgio Tentolini.

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Vincenzo Todaro. Ti presento...

dal 26 ottobre al 18 dicembre 2013

Presenze ammantate di mistero che non riusciamo a identificare emergono dall'atmosfera delicata, dalle sottili sfumature seppia, delle fotografie vintage accuratamente scelte dall'artista. In modo del tutto inaspettato, il siciliano Vincenzo Todaro riscopre nei mercatini rionali attimi fuggenti colti dallo scatto fotografico, decontestualizzati e privi di storia, fa riemergere da un passato indefinito momenti irripetibili di vita quotidiana, ritratti avvolti da un'aurea incantata di tenerezza e sentimento e li custodisce nelle delicate cornici in legno come preziosi cimeli di famiglia dal sapore ottocentesco attualizzandoli, però, con una tecnica innovativa quanto raffinata.

L'artista intaglia le immagini asportando con meticolosa precisione i dettagli anatomici dei personaggi raffigurati, trasformandoli in sagome dai sottili contorni e lascia che siano solamente accessori e dettagli, come occhiali, collane e braccialetti a definirli, oppure l'atmosfera che li circonda. In questa “poetica dell'assenza”, come la definisce l'artista, la figura umana, ripescata da una passato privo di riferimenti temporali e topografici, lascia solamente qualche labile traccia di sé silenziosamente percepibile, provocando uno straniamento percettivo nell'osservatore e inducendolo a focalizzarsi sul senso che si nasconde dietro l'immagine, sulle connotazioni emotive dense di ricordi e percezioni lontane dell'ambiente che la circonda. È attraverso le sensazioni vagamente percepibili come situazioni, circostanze vissute che ci accomunano, pezzi di storia comune che la personalità dei soggetti riaffiora secondo modalità individuali di associazione dei ricordi...

Nelle opere dell'artista, l'identità riaffiora come emozione cristallizzata nel tempo in un istante unico e prezioso.

L'occhio dello spettatore, abituato all'immediata riconoscibilità delle immagini veicolate dal linguaggio comunicativo della società di massa, vaga alla ricerca di un soggetto riconoscibile, identificabile secondo la logica razionale dei paradigmi con cui percepiamo la realtà, cioè attraverso i tratti distintivi dei soggetti ritratti, ma senza risultato...

Sorge spontaneo l'impulso a ricreare un contesto emozionale a queste immagini affascinanti, a queste storie dimenticate, così lontane nel tempo e nello spazio, cercando di intuirne la provenienza e la collocazione temporale. Con le sue studiate lacune, dove gli uomini perdono le loro sembianze anche nel ricordo lasciato impresso nella pellicola fotografica, traccia della realtà definita dalla luce, Todaro si ripropone di risvegliare i nostri sensi, assuefatti dagli irrefrenabili impulsi dello schiamazzo comunicativo della società contemporanea...i personaggi colti dall'artista si rifugiano così in un passato indefinito.

La mancanza del volto offre nuovi stimoli percettivi in grado di riattivare la nostra capacità di osservazione in un coinvolgimento profondo che ci porti a sondare quell'aura di mistero che avvolge i suoi profili, non necessariamente a riconoscerli secondo categorie cognitive universalmente riconosciute.

Distruggendo il rassicurante binomio identità-volto, la presenza umana si riduce ad un accessorio dello spirito del luogo rappresentato, accentuando l'indeterminatezza di questi fotogrammi. Nei volti vuoti dell'artista ognuno di noi può riconoscersi, rispecchiarsi, ritrovare una somiglianza, una prossimità con alcune situazioni della sua vita, abbandonando la propria maschera “pirandelliana”, confondendosi nelle foto vintage in tanti tasselli di memoria comune, per diventare “uno, nessuno e centomila”, citando il titolo del romanzo del suo conterraneo Luigi Pirandello.

Todaro ci fa cogliere l'impressione della presenza umana definendola attraverso il paesaggio che la circonda oppure con particolari come i vestiti, la capigliatura, la posa e costruendo intorno ai suoi personaggi un contesto che assume i tratti sfumati del ricordo, della memoria, della reminiscenza improvvisa di una situazione prossima, personale a seconda delle declinazioni personali che può assumere...

Se non può riconoscere le persone attraverso tratti somatici, chi osserva è stupito di ritrovarsi in una circostanza di vissuto che riaffiora da un patrimonio infinito di momenti di convivialità in cui ognuno di noi può riconoscersi.

Nei suoi AnThROPOS i dettagli asportati vengono ricomposti in teche da museo naturalistico; volti riuniti in una sorta di catalogo delle tipologie umane, simile a quello stilato dal medico e antropologo ottocentesco Cesare Lombroso che associava determinati tratti somatici a tipologie comportamentali precise, a caratteristiche della personalità.

Seguiteci...


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 Michael Gambino. Beautiful flying

dal 28 settembre al 20 novembre 2013

 

La farfalla, antico simbolo propiziatorio della metamorfosi e della rinascita, emblema sia dell'effimero, sia di ciò che dura in eterno, diventa il minuscolo tassello con cui l'artista italo-americano Michael Gambino si propone di ricostruire la geografia del mondo, alludendo all'ordine logico di connessioni che governa il susseguirsi e il concatenamento dei fatti che avvengono sulla superficie del nostro pianeta.

Questi esseri minuti rappresentano, nella poetica dell'artista, l'equilibrio, la trasformazione continua provocata dai fenomeni naturali e, dal punto di vista esistenziale, la grazia e la capacità di accettare i cambiamenti e il loro significato allude al processo di trasformazione alchemica a cui ciascuno di noi è sottoposto durante la vita nel lungo cammino verso la conquista della libertà spirituale. Può un essere così piccolo avere una valenza così grande?

Nelle opere di Gambino questo diventa possibile; il ciclico riproporsi delle manifestazioni naturali sul nostro pianeta, regolato da uno schema logico di connessioni, assume il nome della legge matematica nota come "effetto farfalla", come il titolo che l'artista da alle sue opere.

Esse rappresentano l'universo e le leggi che lo governano attraverso gli esseri più minuti che lo compongono, le piccole farfalle di carta dalle mille vibrazioni di colore, materializzando così la teoria fisico-matematica del caos, secondo la quale un sistema è sensibile a piccole variazioni delle condizioni iniziali che possono diventare anche variazioni a lungo termine.

Ciò venne tradotto in termini matematico-scientifici da Alan Turing, secondo il quale il movimento molecolare provocato dal battito di ali di una farfalla può provocare una catena di altri movimenti che si susseguono fino a provocare un uragano. Lorenz, nel tentativo di elaborare un modello matematico per gli spostamenti dell'aria nell'atmosfera terrestre, realizzò un diagramma che ricordava proprio la sagoma di una farfalla, che diviene così il simbolo del concatenamento di tutti i fatti che avvengono sulla superficie terrestre (“Può il batter d'ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?" era il titolo di una conferenza tenuta da Lorenz nel 1972).

In questa concatenazione di eventi lontani nel tempo e nello spazio, Michael Gambino ci fa notare come l'andamento dell'intero pianeta, dalle trasformazioni climatiche agli avvenimenti più insignificanti, si possa esprimere con un diagramma matematico, in cui la piccola farfalla diventa il tassello per la costruzione di un modello di comportamento per tutti gli universi possibili.

Gambino conduce la sua riflessione sulle manifestazioni del mondo naturale partendo da un elemento semplice e primordiale come la carta per intagliare delle piccole farfalle multicolori e appuntarle alla tela con spilli ricostruendo mappe geografiche del mondo. Questa originale tecnica espressiva vuole stigmatizzare la globalità delle dinamiche che governano l'andamento degli equilibri economici, naturali, sociali, politici ed economici sul nostro pianeta e il complessivo concatenamento dei fatti, dai più modesti ai più rilevanti, che avvengono sulla sua superficie come in ogni angolo dell'universo.

Ne risulta un'opera che va letta e goduta nelle sue molteplici dimensioni: l'estetica di queste piccole farfalle, apparentemente statiche, ci conduce a ciò che esse vogliono simboleggiare, ovvero l'intimo legame di tutti gli aspetti della vita, in quella dinamicità dell'uomo che pensa e che poi decide di aprirsi alla dimensione sociale, per cogliere appunto il legame con il Tutto.

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