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Pino Pinelli. A partire dal colore Dal 5 febbraio al 14 maggio 2011 Siamo lieti di inaugurare, Sabato 5 febbraio, una straordinaria mostra personale dedicata ad uno dei principali protagonisti delle ricerche di pittura analitica dagli anni Settanta ad oggi: Pino Pinelli. Come suggerisce il titolo dell’esposizione, che sempre progettiamo in stretta collaborazione con l’Artista, il percorso intende indagare la sua ricerca “a partire” dalle opere degli anni Settanta che da subito si confrontano con il colore, vero e proprio fil rouge del lavoro e della poetica di Pino Pinelli. Originario di Catania, si trasferisce a Milano nel 1963 dove tuttora lavora alla ricerca della pittura, delle sue origini, delle sue forme e delle sue tensioni spaziali. Due sono le anime del suo fare pittura o del pensarla che, come dice egli stesso, alla fine è la medesima cosa, come le opere che esporremo sapranno dimostrare al pubblico: da un lato l’impulso vitalistico, la passionalità del trovare una nuova espressione dell’arte; dall’altro quel rigore analitico, perfezionato al confronto con i linguaggi contemporanei fra Nord Europa ed Oltre Oceano, si sovrappongono e s’agitano nella sua opera “empirica” ed “astratta” insieme. Per questi motivi, decise di lavorare a Milano negli anni Sessanta: mentre la Pop Art scalpitava alla vicina XXXII Biennale veneziana, i giovani figli dello Spazialismo, da Bonalumi a Castellani a Scheggi, riflettevano sul significato e sulle possibilità del superamento della bidimensionalità del quadro mentre i cinetici e programmati lavoravano sull’ambiente e sulla percezione, interrogandosi sul ruolo dell’artista nei confronti dello spettatore. Un artista dipinge per avere qualcosa da guardare: così rispondeva loro Pino Pinelli. Un artista pensa, ovvero fa, l’opera; lavora sugli elementi che la costituiscono: il colore, il supporto, fino al muro che l’accoglie. Un’opera che è magmatica, incandescente ed al contempo coerente, riflessiva, ipnotica. Pino Pinelli rifletteva, alle soglie degli anni Settanta, come un guerriero bendato che cerca la luce della pittura, come egli stesso ama definirsi. Iniziava allora con il dichiarare guerra alla geometria euclidea, distorcendo lati e sommovendo perimetri; calcolava aree instabili a forza di colore dato con l’aeropenna, negava teoremi chiamandoli Topologie, Trasformazioni. Monumenti sconnessi di una forma destinata alla dispersione nel monocromo blu, rosso, giallo. Sceglieva poi i colori primari e qualche complementare, come il grigio, il bianco, il nero: a partire dal colore, “volevo sentire corporalmente la pittura”, ci ha raccontato. Pittura analitica, la definiva la critica, o anche Grado Zero della Pittura, Oltre il Monocromo, Pittura-Pittura… Ma ancora oggi, a parlare con lui, pare che l’unica cosa che voglia suggerirci altro non sia se non la possibilità d’addentrarsi nei morbidi anfratti della superficie pittorica, come se si trattasse di dune nel deserto mosse dal vento. Non poteva mancare, come è oramai nostra tradizione, a completamento della mostra la presentazione di un catalogo ricco di immagini e fotografie anche vintage, degli anni Settanta, che ritraggono e raccontano le sue vicende creative e biografiche, ulteriormente approfondite dall’esclusiva intervista su DVD che abbiamo realizzato. Partite dal colore, e seguitene le tracce…
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