COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA

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MOSTRE

Eros Bonamini. Con_tempo

Eros Bonamini. Con_ tempo

Dal 22 ottobre al 19 dicembre 2011

Nella mostra “Con-tempo”, il tempo e quello della riflessione, dell’azione, della contemplazione richiesta allo spettatore davanti all’opera, nella quale si specchia, riflettendo sulla propria instabile eternità. Come rivela il nome, nelle Cronotopografie Bonamini racchiude infatti, il concetto di un tempo “effettivo del fare”, corrispondente al momento empirico della creazione dell'opera; al con-tempo, l’opera si presenta come mappa, diventa registrazione delle tracce che strumenti, materiali ed interventi di natura diversa hanno prodotto sul supporto, ora formato dal cemento e dall’intonaco, ora di garze imbevute di inchiostro, ora da tele chiamate a saturarsi di colore, per contatto o iniezione, infine creato con plexiglas e metalli… Sono proprio le Cronotopografie realizzate su metalli riflettenti ad essere state scelte quali opere per la mostra e destinate ad attivare un dialogo intimo fra l’artista e lo spettatore, chiamati vicendevolmente a interrogarsi, specchiandosi l’uno nell’altro attraverso l’opera, sullo scorrere del tempo e sulle tracce da esso lasciate. Tempo, anche, come verifica e metafora dello scorrere dell’attività dell’artista – e quindi della sua esistenza: Eros Bonamini agisce sul supporto metallico torturando, colpendo, bruciando la materia, in una metaforica lotta di energie. In alcune di queste opere, l’utilizzo della luce artificiale, del neon colorato, evidenzia con drammatica intensità le tracce lasciate dal passaggio dell’artista sulla materia, illuminando così la sua meditazione sul tempo. Sono le Cronotopografie-Vanitas, chiamate a sottolineare la mutevolezza del tempo e delle risposte che l’artista cerca attraverso l’opera, complice il neon che illumina il taglio, che di nascosto enfatizza il peso del trascorrere di ore minuti secondi, evidenziando il rapido disperdersi di tutte le cose. Eppure l’artista deve continuare a creare il tempo, a con-templarne le azioni agite sulle cose: agendo sulla materia, implicando se stesso come uomo nello spazio e nel tempo della creazione, Eros Bonamini dimostra ancor oggi il valore della sua ricerca artistica quale indagine esistenziale, attraverso la prassi del fare.

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Eros
 

Renata Boero: l'alfabeto della natura. Cromogrammi

Dal 21 gennaio al 1 marzo 2012

La mostra, con testo critico a  cura di Marilena Pasquali e biografia a cura di Sara Meloni, intende indagare tra le pieghe dell’artista a partire dagli anni settanta fino agli ultimi cicli. Considerati come l’intelaiatura portante, la ‘grammatica’ della sua pittura, un’esperienza irrinunciabile. I Cromogrammi esercitano un irresistibile potere di seduzione, chiamando in causa non solo la vista e l’olfatto, ma anche il tatto, per le palpabili concrezioni cromatiche che si avvertono sulla superficie, l’udito nei leggeri scricchiolii della carta e perfino  il gusto o, meglio, la sua memoria, nell’intuire nelle tinte naturali quei sapori che ad esse viene spontaneo ricollegare. Opere come ‘sindoni’ vegetali in cui pare impresso il volto del tempo e che possono esser viste come varianti, modulazioni di un unico tema, di un motivo di fondo da cui l’artista sa trarre accordi e spunti sorprendenti e sempre diversi, in una sorta di ‘improvvisazione’ .

 Alchimista della pittura, impegnata in un lento lavoro fatto di pazienti attese, d’intense scoperte, le sue opere si sviluppano attraverso una centralità attribuita al rapporto tra segno, colore-natura, memoria -rappresentazione. Una ricerca che dialoga direttamente con la natura della terra, estraendo da essa, dai suoi fiori e dai suoi frutti, vegetali, animali e minerali, pigmenti e cromie: “…sceglie erbe, radici, pigmenti, chiocciole, e quant’altro in natura, la curcuma, la cocciniglia, l’henné, la mestica; la loro ebollizione in grandi pignatte e contenitori e la successiva colatura dà il via al’azione sulla tela”. Così Paolo Fossati, tra i primi studiosi e critici d’arte a seguirla e a leggerne con raffinata attenzione la ricerca, descrive il suo procedimento creativo che si caratterizza per il costante travaso da un aspetto diciamo istintuale, sensoriale, attivo, ad un livello razionale, meditativo, contemplativo come suggeriscono le suddivisioni della tela in sezioni quadrate o rettangolari dove i colori si dispongono e distinguono, in una griglia di kleiana memoria, insieme a grafie e frammenti di frasi e parole capaci di sussurrare alla terra dalla quale nascono. Una ricerca coerente e intensa, come dimostrano i critici e gli studiosi, le esposizioni personali e collettive con i quali e nelle quali, nel corso del tempo, le sue opere hanno saputo dialogare, Paolo Fossati, Martina Corgnati, Maurizio Fagiolo dell’Arco, Marisa Vescovo, Luciano Caramel e Achille Bonito Oliva.  Le sue opere sono state esposte da Vienna a Barcellona, da Bonn a Ginevra, da Bruxelles a Parigi, da Chicago alla Bielorussia. Fin dagli anni Ottanta sono da ricordare importanti esposizioni internazionali, presso spazi espositivi  pubblici, come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma il Museo Pompidou di Parigi.  

 Ha partecipato alle principali biennali d’arte contemporanea, dalla Biennale di San Paolo in Brasile alla Biennale Internazionale d’Arte di  Venezia, dove espone per la prima volta nel 1982, nel Padiglione Italiano curato da Luciano Caramel; a questa, seguiranno l’invito alle Biennali Veneziane del 1993 (“Transiti”), del 1995 (“Identità e differenze”), del 2009 (“Fare mondi”), mentre nel 2008 e nel 2010 la sua opera è presente nelle mostre collaterali della Biennale Internazionale d’Architettura, sempre a Venezia. Negli anni 2010 e 2011 un lungo ciclo di mostre in Argentina impegna l’artista negli spazi della Hall Central del Pabellón Argentina - Ciudad Universitaria UNC Córdoba, del Museo Provincial de Bellas Artes “Arias Rengel”- Salta, Museo Provincial de Bellas Artes “Timoteo Navarro”- San Miguel de Tucumán e Museo de Bellas Artes di Rio Cuarto. Renata Boero vive e lavora a Milano, dove insegna all’Accademia di Belle Arti di Brera. La mostra, in forma più estesa, è stata ospitata quest’estate nella splendida cornice del Castello Aragonese di Ischia ed ora viene accolta nei nostri spazi espositivi…

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Boero

 

 Pino Pascali. Mediterraneo Metropolitano

Dal 24 settembre al 30 novembre 2011

Come suggerisce il titolo MEDITERRANEO-METROPOLITANO, l’esposizione intende focalizzare l’attenzione sulla duplice anima creativa dell’artista di Polignano a Mare, indagando tra l'intrigante produzione dei suoi lavori destinati al mondo del Carosello e della televisione.

 MEDITERRANEO-METROPOLITANO: attraverso un percorso espositivo attentamente selezionato, propone opere tratte dai alcuni dei cicli più affascinanti di Pino Pascali sondando le radici mediterranee della sua ricerca ed il rapporto osmotico dell’artista con la bellezza classica, le rovine antiche, la Magna Grecia e la natura selvaggia del Mediterraneo. Tra natura e cultura Pino Pascali approda a Roma e si ambienta nel mondo della nascente società dei consumi, da sempre carica di contraddizioni, in un’Italia travolta da un rapido boom economico.In questo contesto si rivela l’altra anima dell’artista: quella metropolitana.

Dal confronto con i nuovi riti e i miti della modernità come, ad esempio, quello di New York vedono la luce i progetti per spot imprescindibili come quelli dedicati al mondo dei Killers, alle periferie o quelli relativi alla campagna pubblicitaria per la Algida. L’anima metropolitana di Pino Pascali si arricchisce anche grazie alla sua presenza nella cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo, nel gruppo di artisti romani (Schifano, Mambor, Tacchi, Fioroni) che analizzarono, con un linguaggio assolutamente riconoscibile, gli emblemi e le forme della nuova società.

Stimoli e aspetti che si scorgono anche nei fondali e nelle immagini dei lavori per il Carosello che Pascali creava parallelamente alle opere installative: entrambe risentono della sua poliedrica eccentricità, della sua capacità di attraversare e pre-correre linguaggi e movimenti, presentando tutt’oggi numerosi aspetti interessanti da indagare nella loro reale complessità e persistenza linguistica. 

 La mostra si presenta come un’importante personale destinata a rintracciare alcuni elementi chiave del linguaggio dell’artista. Con il supporto e i contributi teorici e critici di Rossella Romito e di Enza Bergantino, del gruppo di ricerca del Dipartimento dei Beni Culturali e dello Spettacolo dell’Università di Parma, e la supervisione del Museo Fondazione Pino Pascali, è stato elaborato un importante progetto dedicato all’artista, dal quale deriva il titolo della mostra in Galleria.

Tale progetto, siamo felici di comunicarlo sin da ora, sfocerà in un’esposizione dedicata a Pino Pascali presso uno spazio pubblico di Parma nella primavera del 2012, alla quale collaboreremo nel prestito delle opere.

 L’importanza del suo operato è stata inoltre recentemente rimarcata dal progetto allestito presso Palazzo Bianchi Michiel, nel contesto della Biennale di Venezia: “Pino Pascali. Ritorno a Venezia / Puglia Arte Contemporanea”. La mostra a cura di Rosalba Branà e Giusy Caroppo con la collaborazione della Fondazione Museo Pino Pascali e della Regione Puglia, è stata realizzata con l’obiettivo di rendere il dovuto omaggio all’artista che, proprio alla Biennale del 1968, vinse il premio per la Scultura.

Siamo felici quindi di pensare che la nostra mostra in Galleria si ponga quale ulteriore momento di approfondimento di un aspetto importante della ricerca di Pino Pascali, tra mediterraneo e metropolitano, in un affascinante incontro tra natura e cultura…ma anche tra diverse generazioni creative: infatti per l’occasione sarà esposta in galleria una affascinante installazione site specific creata da Laura Renna, artista attuale, classe 1971, in onore al suo “maestro spirituale”. Già affermata a livello internazionale (nel 2010 espone alla mostra La scultura italiana del XXI secolo, Fondazione Pomodoro, Milano, curata da Marco Meneguzzo) e nel 2009 alla manifestazione JCE Jeune Création Européenne, Salon Itinérant d’Art Contemporain, presso Palazzo Ducale a Genova, Centre Cultural Tecla Sala a L’Hospitalet De Llobregat, Barcellona e il Museo Amadeo de Souza Cardoso ad Amarante, Porto, curata da Sandra Solimano e Emilia Marasco, Laura Renna condivide infatti con Pino Pascali le radici pugliesi e l’amore per i materiali poveri, utilizzati per creare una imponente e delicata opera scultorea e architettonica che accompagnerà il pubblico nel percorso espositivo da un ambiente all’altro della nostra Galleria.

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