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Claudio Filippini - Sospensioni Dal 6 maggio al 20 luglio 2010 Un’affascinante esposizione personale dedicata a Claudio Filippini, artista figurativo di grande raffinatezza formale. CLAUDIO FILIPPINI - SOSPENSIONI: così si intitola la mostra, a sottolineare, infatti, la costante tensione della sua opera che, laddove sembri indirizzarsi verso una resa realistica dei soggetti prescelti, si dissolve nella dimensione del ricordo e della memoria, mentre la perfezione mimetica si dilegua nell’attesa di nuove immagini e di icone evanescenti. Scegliendo la classica tecnica dell’olio su tela, l’artista riesce infatti a raccontare e ricreare luoghi e volti, angoli di strade e prospettive urbane, inondate di sole o bagnate di pioggia, invase di folla o deserte, trasmettendo nel pubblico un senso di lieve attesa, di suspense lirica, di immemore sorpresa: dipinti sospesi dalla realtà verso il sogno, dalla certezza all’inatteso, da ciò che è noto all’inconscio e al desiderato. Partendo dalla scelta e dalla selezione di luoghi esistenti, Filippini li traduce in fotogrammi, fermo-immagini dello sguardo d’artista che deve “possedere” il reale per ricrearlo e rileggerlo attraverso la perfetta azione di un dipingere a lungo esercitato e atteso. Atteso quanto i soggetti che le sue opere, da noi attentamente selezionate per la mostra, ci raccontano e offrono in un percorso espositivo che sa sorprendere e suggestionare. Come protagonisti di un romanzo del quale abbiamo perduto l’incipit e ancora non conosciamo la fine, ci troviamo dentro i suoi dipinti, sospesi a mezz’aria, chiamati a parteciparvi, riflessi dagli specchi di acqua e inondati dalla luce dei cieli che Filippini dipinge come quinte scenografiche, solitari in mezzo ad un viale di provincia o indaffarati lungo i marciapiedi di una New York affollata, affascinati da una statua che si perde nella foschia autunnale, incantati da un’elegante auto d’epoca, attratti da quel corpo femminile mollemente sdraiato nella calura estiva. Muovendosi dalla grande tradizione realista e prendendo le giuste distanze dagli eccessi dell’iperrealismo, Filippini pare forse ispirarsi maggiormente alla lezione fondamentale di Edward Hopper, per quei tagli di luce, quelle vedute notturne brulicanti di desideri inespressi, quelle città attraversate da passi silenziosi, quelle strade sorprese da albe impreviste. Come ha giustamente osservato Maurizio Bernardelli Curuz, ancora qualche anno addietro, Filippini è testimone figurativo del contemporaneo, dipingendo opere appartenenti ad un “landscape raffreddato, che rende conto delle nuove modalità di osservazione dell’uomo nella civiltà postindustriale”. È l’essere umano, infatti, con le sue storie, i suoi segreti e i suoi sensi, a diventare l’ultima chiave di lettura dell’opera di Filippini, artista che con precisione lenticolare e personale rielaborazione trasforma il reale in racconto da costruire scena dopo scena, scatto pittorico dopo scatto pittorico, tra suspense cinematografica e sospensione narrativa. Del resto, come suggerisce il titolo della mostra, nella sua opera ritroviamo l’idea della suspense e della sorpresa, ma anche del sospetto che l’artista voglia raccontarci ancora qualcosa, o forse solo suggerircelo, lasciando a noi la possibilità di dare un volto e un significato nuovo al suo mondo denso di fascino e di misteriosa bellezza. Seguiteci… |
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