COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA

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MOSTRE

 Enzo Forese - Mimmo Iacopino

Gulliver. Ovvero la sindrome di Lilliput

Dal 19 marzo al 28 maggio 2011

È con grande piacere che inauguriamo la stagione primaverile della nostra Galleria con la mostra dedicata alla microarte di Enzo Forese e Mimmo Iacopino: Gulliver. Ovvero la sindrome di Lilliput

Due artisti le cui opere creano mondi preziosi e raffinati, memori dei misteriosi territori del paese di Lilliput, scegliendo entrambi di lavorare sulla piccola dimensione, di confrontarsi con la minuziosa complessità delle cose.

Enzo Forese crea opere pittoriche che nella loro massima estensione raggiungono il formato di 18 x 24 centimetri, oppure compone collage dove sono ricreate situazioni ironiche e sognanti che sovente traducono il suo sguardo sul mondo. Elemento ricorrente nelle sue opere pittoriche è quel vaso di fiori che voluttuoso si adagia in paesaggi memori delle composizioni metafisiche, costruiti con campiture cromatiche sapientemente date. Il colore non è tuttavia utilizzato seguendo regole ottiche e percettive scientificamente approvate: anche laddove ci pare di scorgere un attento calcolo delle tonalità cromatiche, Enzo Forese sta seguendo il suo personale sentire, rispondendo semplicemente al desiderio di vedere sulla tela e di ritrovare nei collage il proprio mondo interiore.

Guardiamo le opere di Forese con gli stessi occhi curiosi, e vagamente stralunati, che Gulliver aveva quando si affacciò sul mondo di Lilliput: siamo noi a dover sbirciare nelle sue composizioni dove ciascuna opera si rafforza dialogando con le altre, in un intenso gioco di rimandi cromatici e linguistici.

Con lo stesso sguardo ci rivolgiamo anche alle opere Mimmo Iacopino, composizioni modulari che possono affrontare la grande dimensione, sebbene spesso prediligono il piccolo e medio formato e che scelgono, quali materiali compositivi, fili colorati, fettuccine di velluto, metri da sartoria, strisce di plastica, o anche immagini ripetute e caratterizzate dalla dimensione allungata, come le matite colorate. Mimmo Iacopino assapora il segreto intrecciarsi di elementi curiosi, creando composizioni geometriche e astratte che rivelano la sua inarrestabile e irriverente vocazione dadaista di trasformare in opera d’arte l’oggetto quotidiano. Il piacere, oltre che nella vista, è anche nel tatto, nell’invito a percorrere fisicamente il quieto rincorrersi degli elementi compositivi, il lucido brillare della plastica colorata, l’ipnotico richiamo dei numeri stampigliati sui metri da sartoria, il ritmico dialogo tra i diversi fili intrecciati.

Enzo Forese e Mimmo Iacopino giocano allora a mettere in luce, e al contempo a nascondere, sogni, pensieri, sensazioni, attimi di saggezza o anche di follia attraverso opere enigmatiche che rivelano, innanzitutto, il desiderio di mettere in scena il loro mondo.

E di mostrarlo al nostro sguardo.

Seguiteci….


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   gulliver
 

 Pino Pinelli. A partire dal colore

Dal 5 febbraio al 14 maggio 2011

Siamo lieti di inaugurare, Sabato 5 febbraio, una straordinaria mostra personale dedicata ad uno dei principali protagonisti delle ricerche di pittura analitica dagli anni Settanta ad oggi: Pino Pinelli.

Come suggerisce il titolo dell’esposizione, che sempre progettiamo in stretta collaborazione con l’Artista, il percorso intende indagare la sua ricerca “a partire” dalle opere degli anni Settanta che da subito si confrontano con il colore, vero e proprio fil rouge del lavoro e della poetica di Pino Pinelli.

Originario di Catania, si trasferisce a Milano nel 1963 dove tuttora lavora alla ricerca della pittura, delle sue origini, delle sue forme e delle sue tensioni spaziali.

Due sono le anime del suo fare pittura o del pensarla che, come dice egli stesso, alla fine è la medesima cosa, come le opere che esporremo sapranno dimostrare al pubblico: da un lato l’impulso vitalistico, la passionalità del trovare una nuova espressione dell’arte; dall’altro quel rigore analitico, perfezionato al confronto con i linguaggi contemporanei fra Nord Europa ed Oltre Oceano, si sovrappongono e s’agitano nella sua opera “empirica” ed “astratta” insieme.

Per questi motivi, decise di lavorare a Milano negli anni Sessanta: mentre la Pop Art scalpitava alla vicina XXXII Biennale veneziana, i giovani figli dello Spazialismo, da Bonalumi a Castellani a Scheggi, riflettevano sul significato e sulle possibilità del superamento della bidimensionalità del quadro mentre i cinetici e programmati lavoravano sull’ambiente e sulla percezione, interrogandosi sul ruolo dell’artista nei confronti dello spettatore.

Un artista dipinge per avere qualcosa da guardare: così rispondeva loro Pino Pinelli.

Un artista pensa, ovvero fa, l’opera; lavora sugli elementi che la costituiscono: il colore, il supporto, fino al muro che l’accoglie.

Un’opera che è magmatica, incandescente ed al contempo coerente, riflessiva, ipnotica.

Pino Pinelli rifletteva, alle soglie degli anni Settanta, come un guerriero bendato che cerca la luce della pittura, come egli stesso ama definirsi. Iniziava allora con il dichiarare guerra alla geometria euclidea, distorcendo lati e sommovendo perimetri; calcolava aree instabili a forza di colore dato con l’aeropenna, negava teoremi chiamandoli Topologie, Trasformazioni.

Monumenti sconnessi di una forma destinata alla dispersione nel monocromo blu, rosso, giallo. Sceglieva poi i colori primari e qualche complementare, come il grigio, il bianco, il nero: a partire dal colore, “volevo sentire corporalmente la pittura”, ci ha raccontato.

Pittura analitica, la definiva la critica, o anche Grado Zero della Pittura, Oltre il Monocromo, Pittura-Pittura

Ma ancora oggi, a parlare con lui, pare che l’unica cosa che voglia suggerirci altro non sia se non la possibilità d’addentrarsi nei morbidi anfratti della superficie pittorica, come se si trattasse di dune nel deserto mosse dal vento.

Non poteva mancare, come è oramai nostra tradizione, a completamento della mostra la presentazione di un catalogo ricco di immagini e fotografie anche vintage, degli anni Settanta, che ritraggono e raccontano le sue vicende creative e biografiche, ulteriormente approfondite dall’esclusiva intervista su DVD che abbiamo realizzato.

Partite dal colore, e seguitene le tracce…

 

   copertina_pinelli
 

Riccardo Gusmaroli. 3 oceani, 7 mari, 149 mila km2 di terra

Dal 2 ottobre al 18 dicembre 2010 

La nostra stagione autunnale prosegue Sabato 2 Ottobre, con una mostra personale di grande fascino e poesia, dedicata a Riccardo Gusmaroli, artista che sa interpretare con straordinaria liricità il senso e il desiderio di “lucida evasione” dell’uomo contemporaneo, solcando e attraversando con la sua arte, come dicevano gli antichi, i 3 oceani, 7 mari, 149 mila km2 di terra del mondo.

Cresciuto all’ombra delle Lezioni Americane di Italo Calvino, che peraltro Gusmaroli ha avuto l’onore di rappresentare, realizzandone la copertina di una edizione, l’artista parla i linguaggi della leggerezza, della rapidità, della esattezza, della molteplicità che il grande critico e letterato, fin dagli anni Ottanta, poco prima di scomparire, professava quali veritieri percorsi che avrebbero caratterizzato il Nuovo Millennio.

La relazione Calvino-Gusmaroli non è puramente evocativa: come la critica più attenta ha saputo riconoscere, infatti, l’artista si inserisce nel contesto dell’arte contemporanea milanese dell’ultimo quindicennio, caratterizzata da un ritrovato dialogo con la storia e dalla riscoperta della carta, materiale adatto ad esemplificare l’idea di leggerezza e di precarietà che caratterizzava quegli anni, come sottolinea Luca Beatrice che tratteggia un ritratto poetico di Gusmaroli, capace di una tecnica “bonsai” che applica all’universo geografico-mentale caratterizzante il suo linguaggio.

Un viaggio evanescente e incalzante al contempo, solcando gli oceani e attraversando migliaia di chilometri di mondo, alla ricerca di un diverso modo di guardare e vivere i giorni e i luoghi, le notti e i cieli che accolgono la nostra individualità.

Per questo motivo un altro noto critico che ha seguito Gusmaroli, Alberto Fiz, parla della sua opera citando quel “peso della leggerezza”, che caratterizzava anche le ricerche del suo padre spirituale, Alighiero Boetti, dal quale Gusmaroli ha saputo trarre la capacità di indagare l’aspetto nascosto delle cose, la componente invisibile del vedere.

Come sapranno suggerire le opere esposte in Galleria, molte delle quali appositamente realizzate dall’artista per la mostra, è attraverso la leggera azione creativa che le sue cartine geografiche, alcune delle quali dedicate alla nostra città e regione, altre pronte a spaziare tra l’Europa e…il mondo, sono trasformate nella percezione e nel senso, riattivandone l’energia comunicativa e quell’aspetto di meraviglia che rende le cose attraenti e ci stimola alla loro conoscenza.

Oltre ai lavori sulle mappe, abbiamo selezionato gli affascinanti lavori monocromi dell’artista, dove minuscole barche di carte, memori dell’antica arte origami, creano pattern visivi in un gioco lirico tra luce e ombra, movimento e percezione, pieno e vuoto capaci di ricollegare la sua ricerca artistica ora alla tradizione orientale antica, ora ai linguaggi concettuali del contemporaneo occidentale.

Una ricerca, appunto, pronta ad attraversare oceani, mari, e chilometri e chilometri di terra, per unire, grazie ad un linguaggio personale e riconoscibile, i sogni e la poesia del mondo, di cui ancora abbiamo bisogno e che a volte riusciamo a intravvedere, forse proprio lì, tra le vele di carta che Gusmaroli fa scorrere sulla superficie della sua opera, e dei nostri occhi.

Completa la mostra un esaustivo catalogo, comprendente la riproduzione a colori di tutte le opere esposte, testi critici e biografici, come nostra tradizione.

Seguiteci….

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