COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

MOSTRE

  

Omar Hassan. Jab, Jab!

Dal 26 maggio al 14 settembre 2012

Ai giorni nostri possiamo permetterci di entrare in un colorificio ed acquistare qualsiasi colore. Ma il colore è stata una conquista difficile nella storia dell'umanità a partire dalle pitture rupestri di Lascaux e Altamura, dai colori del mondo egiziano e greco-romano fino ai pigmenti medievali, usati per tingere i tessuti o per dipingere i manoscritti. In passato i colori sono stati merce rara e preziosa. È con la stessa metodologia di indagine con cui l'uomo di Neanderthal e Cro-Magnon produceva i colori primitivi (nero con il carbone, bianco con il gesso o la calce, ocra dalla terra) per decorare il proprio corpo ricavandoli dal mondo minerale, animale e vegetale, che Omar Hassan, giovane artista italo-egiziano, classe 1987, affronta le superfici. La sua arte è il ritorno all'origine di tutte le sfumature cromatiche ove si situano i colori primari.

Oggi Hassan affronta le superfici con una energia carica di tutta questa storia esprimendosi con gesti di primordiale meraviglia, di stupefatta consapevolezza. E lo fa con una rapida successione di spruzzi di bomboletta, devastanti nel loro dinamismo che invade tutto con la molteplicità dei colori, simile a quello dei colpi che si susseguono nella box, quello definito nel linguaggio dei professionisti “Jab, Jab!”, che da il titolo alla mostra.

Durante le sue performance, il pubblico diviene partecipe del processo creativo di realizzazione dell'opera, spruzzando con la bomboletta del colore prescelto su un'enorme tela uno dei pois colorati che comporranno l'opera. Ogni espressione vitale individuale, ogni macchia di colore colante, viene stratificata su una superficie ed ognuno si identifica in quel piccolo pallino in mezzo ad una molteplicità che rappresenta l'umanità tutta, “il senso stesso della vita, il suono del respiro e il colore dei giorni, la volontà di permeare ogni cosa fronteggiandola con questo soffio di energia”, come la definisce Ivan Quaroni, e che Bergson chiamava ”élan vital”, la metafora stessa del riempirsi e dello svuotarsi inconscio delle cose.

La cultura islamica - fortemente portata alla stigmatizzazione della forma calligrafica, fatta di simboli e segni, tesa verso un'essenzialità purissima e aniconica – da cui proviene l'artista, a differenza della cultura occidentale - figurativa e legata all'immaginario della potere e della devozione popolare - lo porta ad astrarre, in una sintetizzazione formale estrema, l'azione da cui trae origine la street art. Il gesto essenziale dello spruzzo diviene, come sottolineava Ivan Quaroni, “atto performativo, come action painting fisica, energetica, muscolare, tutta compresa nella velocità inafferrabile dell'attimo”. Questo atto, che rappresenta la prima unità lessicale della grammatica di un writer, viene iconizzato nelle piccole sculture da mani poderose che reggono la bomboletta, vibranti come le possenti mani di Giuliano De Medici nelle sculture rinascimentali di Michelangelo, evocato nel titolo di queste opere. Da questo gesto si genera quella piccola estensione cromatica, la macchia di colore colante, che diviene la base dell'alfabeto espressivo, un codice stilistico simile ai moduli di Capogrossi che simboleggia un ritorno all'origine, alla primaria facoltà espressiva dell'uomo. E una volta svuotate, le bombolette, da strumenti di lavoro, si trasformano, allineate e sigillate in teche di perpex, in protagoniste di opere dal valore più che documentario, vere e proprie reliquie del gesto, concreta e oggettiva testimonianza di una pratica.

Hassan ripercorre il processo della creazione artistica dall'inizio, quando l'impulso a realizzare ciò che si è prefissato lo porta a modulare l'espressione dell'estasi creativa con calibrata intelligenza, proprio come quando, nel suo passato di pugile, si trovava a dover calibrare la potenza del colpo da sferrare affinché l'avversario non potesse prevalere. Una dinamica che si riflette anche nella sua poetica: un continuo raffronto con situazioni che mettono alla prova la nostra capacità di reazione stimolando e provocando quell'adrenalina che porta alla maturazione, in una continua sfida da affrontare che si esprime coraggiosamente nel dinamismo e nella molteplicità delle macchie. Questi elementi originari si sovrappongono grazie all'energia vitale che sgorga dal braccio in perenne tensione dell'artista, sempre alla ricerca di un'identità espressiva che lo contraddistingua come come artista in mezzo a tante banalità.

Seguiteci...



invito_omar




 

Fidia Falaschetti. Ma l'Educazione.

Dal 26 maggio al 14 settembre 2012

In questa mostra Fidia ci presenta una serie di carte geografiche vintage da lui dipinte con un forte impulso critico nei confronti dei vizi della società contemporanea,

della sua totale assenza di una qualsiasi ideologia forte e di un senso della moralità che serva da orientamento, così come di valori radicati in una forma mentis nutrita e stimolata fin dall'infanzia in modo malsano dalle strutture educative e dalla dimensione familiare individuale.

Ecco allora che la scuola e gli oggetti di cui si serve per svolgere le sue funzioni educative (le cartine geografiche in primis, i banchi di scuola segnati dall'usura e dalle scritte dei ragazzi e le lavagne) diventano la dimensione ideale in cui denunciare le inquietudini, i paradossi culturali e le ambiguità che si celano dietro le sembianze attraenti e apparentemente rassicuranti dei brand e dei loghi delle multinazionali o delle case di moda più famose trasformandole in un Analfabeto di simboli inquietanti. Di conseguenza, la sua vocazione professionale dovuta alla sua passata attività di docente di Arte e Comunicazione lo porta ad interrogarsi sulla genesi di questa impostazione mentale originata da una didattica obsoleta, da un sistema educativo antiquato che instaura con i giovani una comunicazione scorretta e poco accattivante che istruisce su delle nozioni, ma non orienta “gli adolescenti ad una modalità di vita che non sia finalizzata alla riduttiva sopravvivenza” (come sostiene Mattia Martini nel testo di presentazione del catalogo), ad una vita ricca e positivamente stimolante verso l'apprendimento di un corretto senso della civiltà.

L'intento dell'artista è stimolarci alla riflessione sul critico ruolo di questi enti di formazione giovanile responsabili della diffusione di una mala-educazione (parafrasando il famoso film di Almodóvar La mala educatión che verte proprio sulle stesse tematiche ma prendendo di mira le istituzioni ecclesiastiche e i loro membri spesso colpevoli di atti aberranti come la pedofilia) che tende a trasformarsi in un malessere dovuto all'assenza di qualsiasi forma di etica; per ottenere questo scopo e stupire con i colori sgargianti dei suoi acrilici che richiamano le tonalità forti della Pop Art, Falaschetti innesta sulla dimensione fortemente evocativa di viaggi immaginari in spazi lontani delle cartine d'epoca, la rappresentazione di icone popolari, di immediata riconoscibilità per conferire più immediatezza al suo messaggio appropriandosi di personaggi reali, eroi dei fumetti, protagonisti dei cartoni animati e delle pubblicità più diffusi. Una conoscenza che gli deriva dall'abitudine a confrontarsi con i simboli che rappresentano l'età contemporanea derivata dal suo passato di grafico, illustratore e fotografo.

Questi ultimi assumono una connotazione beffarda e surreale come il coniglietto icona della Nesquik che campeggia sulla cartina del continente africano nell'opera Nestland per sottintendere lo sfruttamento infantile utilizzato per estrarre il cacao in Costa d'Avorio o come l'icona apparentemente idilliaca di due mani incrociate a simboleggiare una finta pace come quella che regna nella nostra epoca mentre dai polsini delle maniche spuntano le bandiere delle due nazioni più economicamente influenti del pianeta: USA e Cina. Si tratta di rappresentazioni che instaurano un dialogo intenso con il substrato fortemente impregnato del vissuto personale delle generazioni passate, delle loro aspettative e dei loro sogni che le genera instaurando un sarcastico e surreale gioco dialettico, dimostrando una certa esperienza nel mondo della comunicazione dominato dalle nuove tecnologie che unificano ritmi, esperienze in una “modernità fluida”, come aveva previsto Bauman. Fidia insinua una corrispondenza con tutti noi invitandoci a meditare sulle nostre cognizioni ontologiche.

Seguiteci...

flyer_maleducazione_FIDIA

 

Severino Del Bono. Fortunae

Dal 3 marzo al 10 maggio 2012

Severino Del Bono è un pittore classico, nel senso che tratta la pittura con lo stesso ossequioso rispetto degli antichi, la pratica con una sorta di religiosa venerazione, stendendola sulla tela con ossessiva acribia. Il suo è un modus operandi che richiede tempi lunghi, precisione e attenzione per i dettagli, ma anche rigore e disciplina. Uno sguardo al suo ordinatissimo studio rivela che l’artista opera sotto l’egida di Apollo, piuttosto che di Dioniso, e che l’universo cui dona corpo e forma è più prossimo al mondo empireo delle idee, che non alla realtà prosaica. Eppure, la tensione emotiva, irrazionale, che appare così strenuamente imbrigliata nel rigore delle forme e nel controllo risaputo del colore, serpeggia, come in filigrana, sulla superficie nitida dei suoi ritratti e appare là, dove la luce scolpisce le fisionomie, nelle zone di confine chiaroscurale, nel contrasto deciso tra fondo e figura. Stupisce, infatti, che parlando d’arte, Del Bono evochi nomi quali Caravaggio e Artemisia Gentileschi, Egon Schiele e Francis Bacon, pittori in cui il dramma della rappresentazione esplode in paradigmatici episodi di violenza stilistica e iconografica. Ma proprio in questo affascinante contrasto risiede il mistero della sua pittura, in questa energia trattenuta, vigile, che inserisce le figure in uno schema ricorsivo, salvo poi lasciarne affiorare il calore sull’epidermide, sulle labbra turgide, sulle espressioni, così spesso modulate in variazioni minime, ma vividissime. Ai suoi ritratti, cui è intenzionalmente sottratta la potenza evocativa dello sguardo, Severino Del Bono impone un diverso tipo di eloquenza. Come i ciechi, che acuiscono i propri sensi per supplire alla mancanza della vista, così Severino Del Bono concentra l’espressività dei suoi soggetti nei volti, in ciò che resta della fisionomia femminile, ma non si limita a questo. Inserisce anche una serie di oggetti e accessori, particolari complementari che con quelle figure intrattengono un enigmatico gioco di rimandi ed evocazioni. Gli occhi, che Dante chiamava “luci”, evocando così lo splendore interiore che da essi promana, sono il centro focale della ritrattistica. Per un pittore di figure qual è Severino Del Bono, rinunciare alla loro rappresentazione significa, dunque, sfidare la pittura sul piano della narrazione indiretta, accettare di “raccontare” con elementi essenziali, facendo a meno dello strumento espressivo più efficace, ma in fondo anche più semplice. E questo, in tempi di estrema facilità comunicativa, non è questione di poco conto. Come ha affermato l’artista, “dietro gli occhi chiusi c’è un chiudersi al fuori e un aprirsi al dentro”, sentenza gnomica che prefigura un’idea di ritrattistica in grado di oltrepassare i confini della mimesi e penetrare nelle profondità della psiche. Perché, pur costatando la vena realistica della sua pittura, così attenta a cogliere la verità epidermica dell’incarnato e dell’espressione, appare chiara in lui la presenza di una tensione metafisica, che oscilla tra straniamenti surreali e tentazioni pop. Non è un caso, che nella mitologia classica, il dono della profezia si accompagni spesso alla cecità, come una sorta di compensazione.

                                            
Severino_del_Bono
 
Pagina 3 di 14
colossilogo

ARTISTI

Iscrizione Newsletter


facebookcolossi

Artista del Mese - Mario Ceroli

Contatti & Orari

 

COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA
Corsia del Gambero, 13 BRESCIA 
tel. +39 0303758583 
  cell. +39 3389528261
 Partita IVA 02650730985


Oraro di Galleria:
da martedì a sabato 10 -12 / 15 -19
Domenica su appuntamento
Lunedì chiuso