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Luca Moscariello. Allegria di naufragi

dal 7 febbraio al 15 aprile 2015

La mostra personale Allegria di naufragi a cura di Chiara Canali, dedicata a Luca Moscariello, artista bolognese recentemente finalista del “Premio Lissone 2014” e del concorso “Mantegna cercasi”, ha aperto la stagione 2015. Il titolo della personale Allegria di Naufragi, citazione dal nome della prima raccolta poetica di Giuseppe Ungaretti, si ricollega metaforicamente alla modalità operativa di Luca Moscariello che costruisce le sue opere pittoriche attraverso una progressione di ossimori, paradossi e dicotomie visuali tra l’apparenza squillante dei colori e la profondità di silenzio in essi celata.

moscariello

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Massimo Caccia. Caos

dal 7 febbraio al 18 aprile 2015

La mostra che ha aperto la stagione 2015 è Caos, a cura di Anna Lisa Ghirardi, dedicata all'artista Massimo Caccia (Desio, Milano, 1970). L'esposizione si presenta come un contenitore caleidoscopico di situazioni bizzarre ed enigmatiche in cui i suoi animali, dallo sguardo sorpreso ed estatico, sono colti con una tecnica estremamente minimale e pulita. In ogni opera compare un insolito e silente accadimento dall'apparente semplicità formale che accostato alle altre numerose e fantasiose composizioni dell’artista si anima di un’inaspettata complessità; le inedite situazioni veicolano enigmatici significati, in una contrapposizione che l'occhio dello spettatore spesso non riesce a risolvere. Assemblando questi frammenti di vissuto ironici e sospesi, colti in inquadrature frammentarie, nascono situazioni di un conflitto solo apparentemente silenzioso che trasmette ben presto una soffusa sensazione di caos. Un caos che richiama il conflitto interiore dell'uomo contemporaneo, in bilico tra le più assurde e inaspettate avventure che la vita quotidianamente gli presenta. L’artista, attraverso una narrazione allusiva e delicata, rivela infatti una profonda sensibilità nei confronti dell'esperienza quotidiana dell'individuo.

caccia

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Marco Casentini. Upside Down

dal 27 settembre al 26 novembre 2014

Suggestioni tratte da diverse percezioni del paesaggio urbano che si trasformano in un'espressione artistica in bilico tra la tradizione post-modernista e l'astrattismo di Mondrian, ma completamente nuova. La sua è una realtà ridotta all'essenziale, ma arricchita di valori umani, emozioni, percezioni di attimi, scorci lirici che riemergono dall'assemblaggio delle forme geometriche dai colori brillanti della pittura di Marco Casentini (La Spezia, 1961) e dalle sue vibrazioni cromatiche accostate spesso a inserti di plexiglas che richiamano schemi vuoti, in attesa di un'immagine da proiettare. L'artista crea un vocabolario cromatico legato ad un linguaggio formale fatto di equivalenze ben definite, radicate nella sua mente e crea così un equilibrio visivo che non si perde nonostante le forme si incastrino, da qualunque punto di vista lo si guardi; lo ritroviamo osservandole in qualunque modo, anche sotto sopra, “Upside Down”, ribaltando il punto di vista, come suggerisce il titolo della mostra. Nella sua sintesi astratta del paesaggio urbano in forme rettangolari che si susseguono come in una prospettiva di palazzi, i colori definiti dai contorni netti delle forme esprimono diversi sentimenti (“Esprimo i miei sentimenti. Per me il rosso è sempre passione, eros, il nero malinconia; il blu è cielo o mare e il bianco pace e quiete.”, sostiene l'artista stesso), mentre i loro accostamenti o sovrapposizioni veicolano la profondità e la vibrazione emozionale della situazione percepita: “non è vero che, per creare il mio lavoro, io studio in maniera matematica la scelta ed il posizionamento dei colori. La costruzione è emotiva...è il mio linguaggio...il mio modo di esprimere me stesso. È una forma grammaticale ormai profondamente radicata...”. Nel suo linguaggio, le sensazioni tratte dall'osservazione dell'architettura urbana si condensano in un'astrazione geometrica che deriva da una percezione fortemente individuale e originale dei luoghi e dei momenti, derivata sicuramente dall'ordine formale del Costruttivismo Russo, di cui lui stesso si riconosce discendente.

casentini

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Agenore Fabbri

dal 27 settembre al 26 novembre 2014

La galleria Colossi Arte Contemporanea ha inaugurato la stagione espositiva autunnale dedicando un'importante mostra personale al toscano Agenore Fabbri (Barba, Quarrata (PT), 1911 – Savona, 1998). Nell'immediato dopoguerra (1947-1955), dopo essersi trasferito in una piccola manifattura di ceramiche ad Albisola nel 1935, Fabbri è stato il cantore degli oscuri presagi che pendevano sul destino dell'umanità, con una scultura dall'intensa drammaticità espressiva che raffigura donne, madri, animali martoriati dal tormento, come se l'artista fosse consapevole della ferita che l'esistenza incide nell'uomo; la tensione drammatica del periodo giovanile esprime bene la sensazione apocalittica di catastrofe imminente dovuta agli eventi storici che seguono al lancio della bomba su Hiroshima e Nagasaki e si trasferirà poi in un uso espressionistico della materia che caratterizza le opere bidimensionali del periodo informale (1954 -1963). Esse continuano ad indagare le profondità interiori, ma attraverso diverse soluzioni materiche, violenti interventi sulla materia; alla figurazione della scultura si sostituisce il puro dispiegamento dei materiali, sempre colti in stati caotici e segnati da asperità, deflagrazioni e corrosioni, molto vicini alla pittura nucleare e alla sua necessità di esplicare la forza evolutiva della materia.

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Dinamiche visive tra naturale e artificiale

dal 21 giugno al 30 luglio 2014

Movimento ed effetti dinamici ottenuti con le tecniche e i materiali più svariati e innovativi, industriali e non, in grado di confondere la percezione, ma che richiamano le forme della natura, sono al centro della collettiva che la Galleria Colossi Arte Contemporanea inaugura sabato 21 giugno 2014. Sagome di alberi visti al crepuscolo, in una prospettiva ascensionale, come se li vedessimo elevarsi verso il cielo dal basso ponendoci al centro di una foresta, dominano l'opera dell'artista milanese Manuel Felisi (classe 1976); profili che si stagliano su un substrato lavorato con una tecnica che nasce dalla fusione di linguaggi differenti, come la pittura, la fotografia e la scultura, tra naturalismo e simbolismo. L'immagine totale viene suddivisa in tante piccole tele ingannando la prospettiva secondo una visione moderna, che suggerisce un movimento inedito, una frammentazione dell'immagine in pixel, ma con un supporto tradizionale che ci offre uno scorcio lirico della natura elaborato con tecniche innovative e moderne.

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COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA
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