FRANCESCA PASQUALI
(Bologna, 1980)
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Le opere di Francesca Pasquali riescono a catturare l'attenzione, chiedendo agli occhi di ciascuno di osservarle con ammirata curiosità.
Certo sono complici le superfici plastiche e vibranti dei suoi lavori, destinate a sviluppare quell'effetto cangiante che neppure ci lascia il tempo di chiederci “di cosa sia fatta” l'opera stessa, ma ci invita ad avvicinarci ad essa, ad osservarla e al contempo a toccarla, a entrare in contatto con la sua materia, ad ascoltarne, anche, la silenziosa presenza.
Se il senso della vista è il primo ad essere naturalmente coinvolto dalla sua ricerca, quello del tatto è certamente invitato e solleticato dalle sue opere: vogliamo toccarle, conoscerne la consistenza e lo spessore, avvertire la loro morbidezza o ruvidità. Gli occhi si protendono così verso di esse e la malia esercitata persiste e spinge il pubblico ad una attenta contemplazione. Ma non è tutto qui: nelle superfici realizzate con cannucce cangianti o monocrome, l'effetto fonoassorbente coinvolge anche il senso dell'udito. Avvicinando ad esse l'orecchio, ci accorgiamo che un silenzio metafisico e sospeso le circonda e veniamo così coinvolti in un'esperienza polisensoriale di grande fascino.