Pinuccio Sciola

San Sperate (CA), 1942 - Cagliari, 2016
Michelangelo faceva emergere la figura umana, agitata da un moto vitale ed energico, che giace imprigionata in un blocco inerme di marmo, metafora della concezione neoplatonica dell'anima prigioniera della fisicità del corpo. Allo stesso modo, Sciola rende eterea come una melodia una materia ruvida e aspra come la pietra naturale facendole emettere un canto, espressione dell'anima ancestrale racchiusa negli strati della sua coriacea corazza.
“È come se avessi tremila anni....”, è una frase che Sciola ama spesso ripetere. L'artista sardo possiede una sensibilità millenaria, antica come i rivolgimenti tellurici della terra, come le sue ere geologiche, una dote innata, capace di far riemergere la “memoria litica” - dal greco λίθος (pietra) - sotto forma di un suono imponente e profondo, generato dalle cavità del basalto, della trachite, del granito, dell'arenaria e delle pietre vulcaniche; è un suono primigenio, antico come le colate laviche e i magmi che lo hanno imprigionato in queste materie per milioni di anni.

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L'artista lo fa riemergere da esse trasformando le pietre in maestosi strumenti musicali dotati di una meravigliosa qualità estetica, architettonica e plastico-scultorea: le Pietre sonore, che rappresentano gli esiti più intensi e raffinati della stagione matura del percorso artistico di Sciola, iniziato negli anni Cinquanta nell'ambito della sperimentazione plastica. Il suo intervento transitorio spinge la materia scolpita ad accendere di vitalità sonora il suo dispositivo acustico naturale, aggiungendosi ai rivolgimenti millenari della terra, al continuo rinnovamento biologico della materia che avviene in natura.

Accarezzando dolcemente con le mani nude o sfiorando con i suoi plettri di pietra, le superfici audio-tattili delle sue sculture, Sciola le induce a far vibrare le profonde fenditure che ha impresso al loro interno per generare le onde sonore.
Con la sapienza di un liutaio millenario, utilizza lo scalpello per incidere scanalature che definiscono sottili elementi perpendicolari, capaci di scorrere come le corde di un'arpa, trasformandosi in sottili pettini dove si infiltrano le onde sonore; oppure griglie ortogonali tridimensionali, scacchiere tormentate da scanalature a gradoni che si alzano e si abbassano con un ritmo irregolare, tagli scanditi in reticolati geometrici con profondi dislivelli e zigrinature finemente cesellate.
Durante l'elaborazione creativa, l'artista rivive tempi immemorabili di esperienze naturali e umane, riporta in vita il processo della creazione della pietra: il canto del basalto risale ai tempi in cui il fuoco lo ha plasmato, mentre quello della pietra calcarea ricorda lo scorrere dell'acqua che, aggregandosi, l'ha forgiata. Le sue opere sono tracce goelogiche dell'origine del mondo che riportano in vita il tempo di una natura che precede la civilizzazione, nelle sue dimensioni ancestrali del tempo incalcolabile dell'origine del mondo.
Il ritmo dei pieni e dei vuoti definito dalle fenditure delle sue opere definisce spazi inediti di architettura sonora, l'armonia delle proporzioni dei tagli ortogonali scandisce la superficie di questi strumenti sonanti e il severo e arcaico contrasto tra le linee dei tagli crea un registro di piani sovrapposti polifonicamente. Tutto questo genera un'armonia musicale che si fonde con il paesaggio natuarale o architettonico delle città in cui vengonmo collocati i suoi "menhir" primordiali, stimolando variegate modalità di percezione polisensoriale che portano lo spettatore ad interagire con le sue sculture nella pienezza di un rapporto intenso. Per questa fusione di suono, percezione tattile, visiva ed azione, la sua produzione si inserisce nel solco della visione wagneriana dell'opera d'arte totale. Nei suoi teatri all'aperto e nei suoi giardini megalitici si aprono le più svariate dimensioni di dialogo sensoriale con il pubblico.
Attraverso le fenditure impresse dall'artista sgorgano, dalle viscere profonde e segrete delle pietre-sculture sonorità liquide, sussurri rochi, la voce di un tempo primigenio che si ricongiunge con la contemporaneità, in un'inedita unione tra natura e cultura, artificio e tecnica. Ecco perché il paesaggio brullo e aspro della Sardegna di San Sperate, la terra madre dell'artista, flucro vitale del suo immaginario, mai abbandonata, si configura come dimensione epica dove ha scelto di erigere i suoi monoliti sonori, il suo laboratorio creativo. Questo perché porta intatti i segni della cultura di civiltà preistoriche, come i menhir, menagaliti monolitici eretti nel Neolitico come omaggio alla fertilità della terra.
Negli anni Settanta-Ottanta, il megalitismo, eminente caratteristica culturale della Sardegna, diventa fulcro dell'immaginario di Sciola, che ha già consolidato la sua formazione di scultore negli anni Sessanta durante i suoi viaggi di formazione in Europa, entrando in contatto con maestri del calibro di Aligi Sassu, Giacomo Manzù, Fritz Wotruba e Henry Moore. La sua ricerca prende una precisa direzione antropologica dopo i viaggi che lo hanno portato ad entrare in contratto con le culture primitive dell'America Centrale e dell'Africa, caratterizzate da una forte affinità verso la ricerca di un'”espressione primigenia” che estende il panorama iconografico e culturale della sua arte ad un orizzonte sovrannazionale di menhir, dolmen, tombe, mura ciclopiche, piramidi, ziqqurat, dove si passa facilmente dalla scultura del Protomediterraneo alle analoghe creazioni del Messico e della Bolivia. Questo intenso percorso porta l'artista a sondare i principi fondamentali dell'universo attraverso la forma; ecco allora comparire le Steli in trachite, decorate con motivi geometrici spiraliformi che richiamano la simbologia delle civiltà precolombiane a lungo studiate durante i viaggi in Messico e in Perù, oppure le Sculture lignee dalle sembianze antropomorfe appena abbozzate, dove l'essenzialità formale richiama quella delle sculture tribali africane.
Passando attraverso la sperimentazione di vari linguaggi espressivi, Sciola va alla ricerca di dell'aspetto che accomuna le culture archetipali della Terra e lo fa attraverso una progressiva riduzione formale che inizia negli anni Novanta e culmina nella dimensione astratta e minimalista delle Pietre legate, blocchi di trachite sui quali imprime incisioni sottili che sembrano imbrigliare l'anima pulsante della materia rocciosa.
Essa vibra sotto le stratificazioni millenarie, in attesa di manifestarsi sotto forma di un suono armonioso, come avverrà con le prime Pietre sonore nel 1995-1996.
Nel microcosmo dei magmi cristallizzati dei basalti dei monoliti monumentali e delle Steli colonnari dalle forme verticali e affusolate degli anni Novanta, Sciola ritrova la vastità infinita dell'universo, e delle sue costellazioni perché essi conservano nei loro anfratti la memoria della loro dolorosa genesi: da lave incandescenti a grumosi miscugli raffreddati. Con le sue incisioni geometriche, l'artista riporta in vita il processo vitale della creazione, ricreando le fenditure modellate dallo scorrere dell'acqua o il passaggio dallo stato fluido a quello solido del magma vulcanico. Mentre sondava le origini siderali del basalto, dopo avere lasciato intravedere la matrice primordiale della pietra attraverso spaccature profonde, Sciola iniziava inconsapevolmente il processo che lo avrebbe portato a conferirle una voce per esprimere la sua spiritualità e che raggiunge il suo apice con le Pietre sonore, capaci di fare cantare la materia facendo scivolare il suono attraverso incisioni regolari e profonde.
Nascono da queste premesse i Semi della Pace, embrioni gravidi di fertile materia viva che affiorano dagli orli slabbrati di scorze rocciose, spaccati da una fenditura centrale, nucleo di pietra che attende di generare altre pietre, con il compimento della fecondazione, il rinnovamento della Materia e della Vita stessa.
Così lui, nato contadino, legato alla tradizione culturale della sua terra, rinnova il rito ancestrale della fecondazione, coltivando i “semi” della sua arte nel grembo della medesima terra: sotto un grande fico ha disseminato, come semi in grado di germogliare, i Semi della pace, per formare il piccolo orto di pietre in fondo alla stradina che sfocia, attraverso viuzze di paese, nel suo giardino monumentale di San Sperate. In questo spiazzo in cima ad un piccolo altipiano con alle spalle di Golfo di Cagliari e ai piedi il Campidano, i suoi giganti di pietra – le pietre scudo, le lastre di Mondrian, i tronchi musicali e le spighe traforate - riposano tra olivi e fichi d'india, come frammenti di un passato nuragico, capaci, però, di smaterializzarsi in un suono soprannaturale, grazie al semplice ed ineffabile soffio del vento che attraversa le loro voragini.
Cenni biografici:
Nato da una famiglia contadina di otto figli, si forma in quella che lui definisce “università della natura”, sbozzando, fin da bambino, le pietre dei muri, poi, disegnando e lavorando la creta, inizia a modellare e scolpire la pietra. Nel 1959 partecipa come autodidadatta alla Prima Mostra Regionale delle Arti Figurative in Sardegna, indetta dallo storico dell'arte Sabino Jusco, e vince una borsa di studio che gli permette di frequentare il Liceo Artistico di Cagliari.
La costante ricerca di spunti che arriscano la sua intima vocazione di scultore lo porta, tra il 1961 e il 1962 a visitare le principali città d'arte italiane, come Firenze, Roma, Venezia, Ravenna e Napoli.
Dopo il diploma gli offrono la cattedra di scultura, ma lui la rifiuta per non “fossilizzarsi” e continuare ad evolversi, viaggiando per approfondire la sua formazione: nel 1964 è a Firenze, dove frequenta il Magistero d'Arte di Porta Romana, importante centro di formazione per l'esercizio della scultura, dotato di un'eccellente gipsoteca; poi a Salisburgo, dove frequenta un corso di scultura all'Accademia Internazionale, la Sommerakademie, e segue i corsi di Kokoscha, Minguzzi, Vedova e i seminari di Marcuse, ed ancora in Francia, Austria, Belgio, Germania e Inghilterra per arrivare, tre anni dopo, a vincere, nel 1967, una borsa di studio per un soggiorno in Spagna, dove ha modo di frequentare la Facoltà di Belle Arti dell'Università Complutense di Madrid, nel campus della Moncloa, periodo durante il quale studia le pitture rupestri delle grotte di Altamura. Durante i suoi viaggi in Europa frequenta maestri del calibro di Aligi Sassu, Giacomo Manzù, Fritz Wotruba e Henry Moore.
Tornato a San Sperate dopo essere stato a Parigi, nel 1968, ottiene la cattedra di Scultura al Liceo Artistico di Cagliari e progetta di trasformare il suo paese, con l'entusiasta partecipazione dei suoi compaesani e di artisti locali, in “Paese-Museo”, un laboratorio dove sui muri delle case, completamente ritinteggiati di calce bianca, vengono dipinti dei murales e varie sculture vengono poste nelle piazze: un'operazione che, oltre ad incontrare il favore della critica internazionale, attira anche l'attenzione dell'UNESCO che lo invita, nel 1973, a recarsi in messico per un viaggio di studio, organizzato dall'allora Segretario Generale, D.M. Malagola; qui avviene l'incontro con il maestro dei murales David Alfaro Siqueiros, con il quale collabora nel cantiere del popoloso quartiere Tepito.
Dagli anni '60 le sue opere sono esposte in prestigiose istituzioni museali ed enti pubblici sia in Italia che all'estero, come Palazzo Durini, Milano (1961), il Salón Ricard, Barcellona (1981), il Salón de la Asociación de Corresponsales Extranjeros en Mexico, Città del Messico (1981), in Piazza Santo Stefano a Bologna (1976) e presso Kirchhkeim Unter Teck, alla Galerie Kroger (1979)
Nel 1976 desta lo scalpore del pubblico e della critica internazionale in occasione della Biennale di Venezia quando decide di riempire Piazza San Marco di tronchi di legno bruciacchiato che simulano corpi umani, le Canne e i Cadaveri, oppure lasciando scottare al caldo sole dell'estate sarda trenta bagnanti di terracotta, nude eroine post-nuragiche adagiate sulla sabbia del Poetto per essere accarazzate dalle onde.
Nel 1978 fonda nel suo paese natale, la Scuola Internazionale di Scultura e, nel 1980, espone all'Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda, mentre nel 1981 è l'Espace Da et Du di Parigi ad ospitare le sue opere.
Tra il 1983 e il 1987 le sue opere compaiono in un ciclo itinerantedi mostre tenute nei principali musei ed enti pubblici della Germania:
Leverkusen, Städtisches Museum; Duisburg, Kantpark, Wilhem-Lembruck-Museum der Stadt; Heidelberg, Neckar-Vorland, Kunstverein der Stadt; Monaco di Baviera, Westpark, Landeshuaptstadt; Köngen, Römisches Ausgrabungsgëlande der Gemeinde; Saarbrüchen, Am Staden, Stadtgalerie der Stadt; Amburgo, Ekbufer Oelvelgonnen Freie und Hausestadt.
Nel 1983 viene invitato al Festival dei Due Mondi di Spoleto ed espone a Villa Redenta.
Nel 1984 espone alla Rotonda della Besana di Milano in occasione della mostra Pinuccio Sciola: uno scultore per una scuola.
Nel 1985 allestisce un gigantesco presepe in Piazza degli Affari a Milano, proprio di fronte alla Borsa che viene visitatao da oltre duecentomila persone e, a Cagliari, un enorme murale su una intera parete di un palazzo in Piazza della Repubblica.
Nel 1986 partecipa alla XI Quadriennale di Roma e le sue opere vengono esposte nei giardini pubblici di Arnhem, nei Paesi Bassi, a Barcellona, Parigi, Vienna.
Nel centro storico di Kirchheim under Teck, vicino a Stoccarda, una sua scultura viene posata come prima pietra del Parlamento Europeo. Nel 1988 espone alla Galerie Ruf di Monaco.
Dal 1990 al 1996 insegna scultura all'Accademia di Belle Arti di Sassari, ma viaggia costantemente in Africa, Perù, Cile, fino ad arrivare all'Isola di Pasqua, cercando di mettersi in contatto con le tribù di origini preistoriche e creando un contatto diretto tra uomo e natura, tra cultura primitiva ed espressioni contemporanee.
Le sue sculture fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private sia a livello nazionale che internazionale e vengono esposte in musei, piazze e parchi: nel 1986 nei giardini pubblici di Arnheim in Olanda; nel 1990 presso Piazza del Duomo a Pisa e presso il Wilhelm-Lehmbruck Museum di Duisburg; nel 1994 nel Parco del Castello di Ooidonk a Gant, in Belgio e presso la Galerie Point Jal di Parigi; nel 1995 alla Biennale Cottbus/Niederlausitz di Berlino; nel 1996 nel Trianon Palace di Versailles; nel 1997 nel Parco del Centro Kunst Project di Barndorf Bei Baden a Vienna; nel 1999 alla Galerie Merkle di Stoccarda, anno in cui partecipa alla Buchmesse (Fiera del Libro) di Francoforte sul Meno.
Nel 1997 espone alla Fiera Internazionale di Sassari e, nel 1998, al Teatro alla Scala di Milano si tiene il Concerto per sculture sonore.
Nel 2000 espone alla Fiera Internazionale del Libro, a L'Avana, Cuba, all'Expò Internazionale di Hannover e alla Marie Schule di Saarbrüchen, in Germania, oltre che alla Facoltà di Architettura di Firenze.
Nel 2002 il Müvészet-Malom Szentendre di Budapest gli dedica un'importante antologica.
Nel 2003 inizia un'importante collaborazione con l'architetto Renzo Piano che sceglie un'imponente Pietra sonora da collocare nella Città della Musica di Roma. Nello stesso anno espone presso lo Spazio Thetis dell'Arsenale di Venezia, in occasione della personale Sciola: solo pietre e una serie sculture sonore monumentali vengono collocate nella Piazza della Basilica Inferiore di Assisi in occasione della mostra Il cantico delle pietre, dove esporrà nuovamente nel 2008 disseminando sulla scalinata che porta alla Basilica oltre centocinquanta semi di pietra, in occasione della mostra I semi della pace.
Nel 2004, in occasione delle celebrazioni in onore di Jacques Prévert espone nel Jardin du Luxembourg di Parigi le sculture Eloge de la nature e duecento foglie in basalto, Les Feuilles Mortes, omaggio di Sciola a quelle cantate dal grande poeta francese. Alla fine dell'esposizione, lo scultore ha donato cinquanta sculture da lasciare come installazione permanente nel museo annesso alla casa di Prévert, a Omonville-la-Petite, nella Bassa Normandia. Sempre del 2004 è l'esposizione Pierres Sonores, esposizione all'aria aperta di sculure nella città di Lussemburgo.
Nel 2005 sette statue dell'artista sardo vengono collocate nello scalo internazionale dell'Areoporto di Fiumicino, in occasione della personale La Poesia e la Pietra; espone poi nei vivai della Villa Reale di Monza e, al termine, l'opera Basalti sonori viene offerta in dono al Comune di Monza.
Nel 2008 espone nella Grande Miniera di Serbariu, in Carbonia (CI), in occasione della personale Dentro la terra dentro la pietra.
Nel 2010, oltre ad essere nominato Presidente della Commissione Regionale per il Paesaggio e la Qualità Architettonica della Regione Autonoma di Sardegna, partecipa alla Triennale di Milano e, nuovamente, alla Biennale di Venezia.
Nel 2011 espone presso l'Istituto Italiano di Cultura di Madrid, in occasione della personale Pinuccio Sciola. La città sonora.
Nel 2013 espone le sue sculture nel cortile di Palazzo Moroni e nel Sagrato della Cappella degli Scrovegni (Arena Romana) di Padova, in occasionde della personale Ascoltare la pietra. Sculture di Pinuccio Sciola.
Nel 2014 partecipa alla realizzazione del Giardino sotto le mura, un'area verde situata nel quartiere storico Villanova, a Cagliari, con la collocazione di sette sculture.
Nell'aprile del 2015 partecipa alla mostra La verità dei materiali presso lo Shangai Italian Center.

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