Daniele Papuli
Maglie (LE), 1971
“Nomen omen”, dicevano i latini: nel nome di una persona è racchiuso il suo destino. È questo il caso dell'artista salentino Daniele Papuli per la singolare assonanza del suo nome con lo spagnolo "papel" che significa “carta” e con il francese “papier”. L'artista giunge alla manipolazione della materia cartacea e a fare della carta il fulcro e il mezzo del suo linguaggio espressivo dopo un approccio alla scultura con una serie di primi manufatti in pietra, legno, gesso.  
Un percorso di ricerca segnato dal continuo evolversi dalla gravità alla leggerezza della forma, dalla solidità dei materiali classici della scultura ad altri di maggiore duttilità e leggerezza. Nel 1993 a Berlino in occasione di un workshop internazionale apprende i metodi di fabbricazione del foglio di carta. Dal’95 Papuli sceglie proprio la carta come materia d'elezione: da fogli vergini a pagine stampate di vecchi libri, elenchi telefonici, scarti tipografici, sfridi, ritagli, sagome che l'artista assembla, taglia, assottiglia, scava.
Nelle sue sperimentazioni, la carta si trasforma da cellulosa miscelata con terre, erbe e colori, quasi impalpabile, a materia stratificata. Stimolato per lo più dall'accumulo e dall'accostamento delle risme in strisce e ritagli, l’artista trasforma la carta in una materia plastica malleabile. Il foglio diviene unità di misura per complesse architetture, per volumi che si aprono e si dischiudono animati da un dinamismo interno.
Read More

“Scultografia è la mia indagine ancora aperta dentro e intorno la carta”, sostiene Papuli. Nel '97 le prime sculture Sibille, Soprani e Volumerie: sono composizioni lamellari basate sulla ripetitività dei singoli moduli ottenuti con tagli manuali.
La connaturata debolezza della carta viene messa a dura prova dal processo creativo dell'artista che, con la sapienza manuale dello scultore, sa estrapolare la forma accostando e sovrapponendo centinaia e spesso migliaia di moduli. I monoliti cartacei sono ora preziosi organismi dalle forme naturali e delicate, surreali, dotati di una vitalità inconsueta che intrappolano le cangianti sfumature cromatiche della luce e dell’ombra.
Allo stesso modo, altri materiali, indagati per le loro potenzialità espressive, si sottopongono a questo processo di riduzione in esili e molteplici unità. Strisce di legno, fogli vinilici, reggette di polipropilene, nastri sfrangiati di poliestere vengono accostati, sovrapposti, intrecciati, cuciti, in un continuo processo di trasformazione, che porta Papuli a continui sconfinamenti in diversi ambiti: dall'architettura alla moda, dall'arredamento agli impianti scenografici per mostre, fiere ed esposizioni internazionali.
Un dialogo continuo con lo spazio, i luoghi, le materie. Le installazioni diventano aperte costruzioni spaziali. La carta si trasforma in materia vibrante, mutevole e viene riportata all'origine di una forma archetipica. Le forme si fluidificano in strutture modulari composte da migliaia di strisce che si distendono a pavimento scivolando da una sala all’altra come nella mostra Metamorfosi nel Palazzo Ducale di Martina Franca (TA) nel 2014, o come infiltrazioni magmatiche che si abbarbicano ai muri, in verticale, su i quattro piani dell’edificio, come nel progetto The Blue Ribbon per House of Peroni a Londra nel 2014. Allo stesso modo metri di fettuccia di poliestere vengono manipolati e sfrangiati a mano, ridotti a filo, riportati all'origine della loro stessa composizione e scendono o in volute immerse nella luce, come nell'installazione Mise en mpise realizzata per Dilmos a Milano nel 2013 in occasione del FuoriSalone, o in sospensione come voluminosi arazzi circolari che danzano nello spazio come in Poil Pois Appeal presso il Flux Laboratory di Ginevra nel 2011. Altre volte l’artista preferisce disegnare lo spazio con piccoli segmenti di bambù costruendo reticolati impalpabili come nell’installazione Uff, per l’apertura del MUBA, il Museo del bambino a Milano, nel 2012, alla Rotonda della Besana.
Di recente, gli sono state dedicate importanti mostre personali: VIS-à-VIS. Carte sculture, a cura di Luciano Caramel, presso la Fondazione Calderara di Vacciago di Ameno (Novara) nel 2010, Les géants de papier. Projections de la matiére presso il Flux Laboratory di Ginevra nel 2011. Nello stesso anno, Scultografie, installazioni e sculture presso il Castello Aragonese di Ischia e Metamorfosi. Sculture e installazioni di carta presso il Palazzo Ducale di Martina Franca (TA) nel 2014.
In occasione dell'edizione 2016 del Salone del Mobile, l'artista è stato invitato, per il progetto sperimentale DoppiaFirma, a realizzare un'esclusivo pezzo da collezione, in collaborazione con il famoso architetto e designer milanese Michele De Lucchi che è stato esposto, dal 12 al 17 aprile, in una delle istituzioni più prestigiose del capoluogo lombardo: la Biblioteca Ambrosiana.
(Guendalina Belli)

Opere