Mimmo Iacopino

Seguendo gli insegnamenti del Dadaismo, le opere di Iacopino sono realizzate da eleganti intrecci di elementi compositivi insoliti, quali le strisce di velluto, i nastri di raso o in lucente lurex, fili in cotone mouliné multicolor, ma anche i metri da sartoria, frammenti di spartiti musicali e strisce con impresse frasi di testi letterari.
Sono tutti materiali decontestualizzati rispetto al loro campo e alla loro funzione che entrano nella dimensione dell’arte ricomposti in orditi geometrici ispirati a modulazioni aritmetiche, dove la costruzione del reticolato è scandita da misurazioni matematiche che, talvolta, si dissolvono, seguendo regole matematiche di ordinata follia. In questo senso, Iacopino sa unire il principio dadaista dell’objet trouvé, della sorpresa che lo spettatore prova davanti ai materiali utilizzati dall’artista, alla grande stagione astratta e geometrica dell’arte del XX secolo. Ogni sua opera è caratterizzata dal continuo espandersi dell’intreccio di trame geometriche dall’effetto tridimensionale e straniante, accentuato dal ritmo della ripetizione cromatica, ipnotica ed enigmatica, dove ciascun elemento assolve alla funzione di segno moltiplicato, coinvolgendo così lo spettatore in un sempre diverso dialogo con la materia pittorica della sua arte.

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Da sempre la sua sperimentazione artistica, come sosteneva Maurizio Sciaccaluga, si muove tra l'impulso astratto razionalista di dare un ordinamento logico al mondo e la pratica dadaista di conferire inusitata presenza scenica in ambito artistico all'oggetto di uso quotidiano che l'artista fonde abilmente nella sua “geometria dadaista”. Già nelle sue prime sperimentazioni, l'esperienza della fotografia still-life (è stato allievo di Studio Azzurro dal 1978 al 1985) gli insegna a guardare l'oggetto in modo creativo e fantasioso dipingendo composizioni artificiali, nature morte e intrecci per poi creare, con gli stessi intrecci, ma di carta colorata, oggetti-scultura e imprimere sagome di oggetti a colpi di flash sulla pellicola fotografica, come avveniva nei Rayographs di Man Ray.
Nelle opere degli anni 2000, grazie all'abilità fotografica nell'elaborazione digitale dell'immagine naturale senza usare fotomontaggi, matite colorate, biro, fiammiferi e termometri, vengono manipolati, intersecati tra loro in composizioni scandite da un ritmo geometrico modulare che saranno, in seguito, trasferite sulla tela con lo stesso procedimento, ma con i materiali per i quali è maggiormente conosciuto: nastrini di velluto e raso e metri da sarto, dove il pensiero caotico e surreale viene razionalizzato attraverso l'intreccio di linee perpendicolari, scandite con maniacale precisione.
Iacopino ha ricevuto numerosi riconoscimenti: è stato vincitore del concorso Promocard organizzato dal MiArt nel 2007, premiato con il diploma del Biennial VII International Festival of Experimental Art a San Pietroburgo nel 2008, oltre che finalista del Premio Combat Prize di Livorno nel 2010. La sua attitudine allo straniamento visivo lo ha portato ad aderire al gruppo di Portofranco, fondato da Franco Toselli, insieme agli amici Enzo Forese e Riccardo Gusmaroli, con i quali espone a partire dagli anni 2000. Dopo la sua prima mostra collettiva nel 1992, si avvia una carriera che lo porta a esporre in prestigiose istituzioni e spazi pubblici in Italia e all’estero: dal Centro d’Arte Contemporanea Castello di Rivara (To) alla Mole Vanvitelliana di Ancona, dalla GNAM. Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma al Palazzo delle Stelline e a Palazzo Durini a Milano, per arrivare alla Russia, presso il Museo d’Arte Contemporanea di Minsk, in Bielorussia e a San Pietroburgo. L’artista ha partecipato ad importanti rassegne di arte contemporanea come Artefiera Bologna, ArtAthina ad Atene, Artforum a Berlino, Swab Barcelona. International Contemporary Art Fair e A. Art Fair a Bruxelles, in Belgio.

Opere